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L’arte di rompere un accordo

09 May, 2018 fonte ASIA TIMES

La decisione di Donald Trump di lasciare il JCPOA non aprirà la strada per un armamento nucleare iraniano

Rompendo le regole non scritte della diplomazia globale, l’amministrazione Trump è ora in violazione del piano d’azione globale congiunto multilaterale, o in linguaggio chiaro l’accordo nucleare iraniano. Sfumatura notoriamente assente in quella che può essere descritta come un’uscita unilaterale difficile.

Tutte le sanzioni sospese degli Stati Uniti contro l’Iran saranno reintegrate ed altre più severe saranno imposte.

Non importa che l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, o IAEA, abbia ripetutamente confermato che l’Iran era conforme al JCPOA come verificato da 11 rapporti dettagliati da gennaio 2016. Persino il segretario alla Difesa statunitense James Mattis ha garantito i rigorosi meccanismi di verifica.

I fatti sembrano essere irrilevanti, però. Il JCPOA è l’unico successo tangibile della politica estera dell’amministrazione Obama, quindi, per ragioni politiche interne, è stato necessario distruggerlo.

Anche il discorso di apertura del presidente Donald Trump al “popolo iraniano” durante il suo discorso alla Casa Bianca non ha atechito. La stragrande maggioranza degli iraniani sostiene il JCPOA e conta su di esso per alleviare la loro situazione economica.

Inoltre, i consiglieri del cambio di regime di Trump sostengono l’Organizzazione del Mojahedin popolare in esilio, o MEK, che è disprezzata oltre ogni immaginazione all’interno dell’Iran.

Come sottotrama minore, gli attori geopolitici razionali si chiedono quale tipo di consigliere per la sicurezza nazionale “consiglierebbe” strategicamente al suo capo di far saltare in aria un accordo nucleare multilaterale, approvato dalle Nazioni Unite e funzionante?

Per semplificare, la decisione degli Stati Uniti di lasciare il JCPOA non aprirà la strada ad un armamento nucleare iraniano. Il leader supremo Ayatollah Khamenei, che ha l’ultima parola, ha ripetutamente sottolineato che questi armamenti non anti islamici.

Cambio di regime
Questa rottura non aprirà la strada verso un cambio di regime. Al contrario, gli estremisti iraniani, clericali e non, stanno già capitalizzando la loro interpretazione fin dall’inizio – di Washington non ci si può fidare.

E non aprirà la strada verso una guerra totale. Non è un segreto che ogni esercizio di gioco di guerra del Pentagono contro l’Iran si sia rivelato un incubo. Ciò include il fatto che il Consiglio di cooperazione del Golfo, o GCC, può essere messo fuori dal giro d’affari del petrolio in poche ore, con conseguenze terribili per l’economia globale.

Il presidente Hassan Rouhani, nella sua fredda, calma e raccolta risposta, ha sottolineato che l’Iran rimarrà fedele al JCPOA. Subito prima dell’annuncio, aveva già detto: “È possibile che affronteremo alcuni problemi per due o tre mesi, ma sorpasseremo anche questo”.

Rispondendo a Trump, Rouhani ha sottolineato: “D’ora in poi, questo è un accordo tra l’Iran e cinque paesi … da ora in poi il P5 + 1 ha perso il suo 1 … dobbiamo aspettare e vedere come reagiscono gli altri.

“Se arriviamo alla conclusione che con la cooperazione con i cinque paesi possiamo mantenere ciò che volevamo nonostante gli sforzi israeliani e americani, Barjam [la descrizione iraniana del JCPOA] può allora sopravvivere”.

Chiaramente, è già in corso una titanica lotta interna, che ruota attorno a se l’amministrazione Rouhani – che sta attivamente lavorando per diversificare l’economia – sarà in grado di affrontare l’assalto dei duri e puri, che hanno sempre visto il JCPOA come un tradimento dell’interesse nazionale dell’Iran.

Seguendo Rouhani, “altri” hanno reagito rapidamente. I tre grandi paesi dell’Unione europea di Germania, Francia e Gran Bretagna hanno chiarito che i legami commerciali e di investimento con l’Iran non sarebbero stati sacrificati. Questi punti di vista sono stati ripresi dal diplomatico leader dell’UE Federica Mogherini in una dichiarazione ufficiale.

Tuttavia, la domanda chiave ora è come, in un’economia globale interconnessa, le banche europee saranno in grado di gestire l’agevolazione degli scambi.

I diplomatici di Bruxelles hanno dichiarato ad Asia Times che l’UE sta già elaborando un meccanismo complesso per proteggere le aziende europee che fanno affari in Iran. Questo è qualcosa che è stato discusso tra i diplomatici iraniani e quelli europei.

Tuttavia, nel caso in cui l’EU3 capitolasse, anche con il sostegno di Russia e Cina, il JCPOA sarà effettivamente distrutto con conseguenze imprevedibili. Ciò includerebbe la possibile uscita dell’Iran dal Trattato di non proliferazione nucleare.

Sul cruciale fronte petrolifero, i commercianti del Golfo dissero ad Asia Times che anche con le nuove sanzioni statunitensi e la possibilità che il greggio fosse valutato ben oltre gli attuali 70 dollari al barile, fino a 1 milione di barili al giorno di petrolio iraniano potrebbero semplicemente sparire dai mercati globali.

Se l’UE, che importa il 5% del suo petrolio dall’Iran, cede sotto troppa pressione, queste esportazioni saranno trasferite a clienti asiatici come Cina, India, Giappone e Corea del Sud.

Anche la decisione statunitense ha gettato un’ombra sul prossimo vertice USA-Corea del Nord. La percezione a Pyongyang – per non parlare di Pechino e Mosca – sarà inevitabile – non ci si può fidare degli Stati Uniti.

Nonostante tutte le sue colpe, il JCPOA rimane un accordo multilaterale complesso e accuratamente progettato, che ha richiesto 12 anni di diplomazia per essere redatto, ed è stato sanzionato dall’ONU.

Hub chiave
Le conseguenze geopolitiche sono enormi. Per cominciare, strategicamente, Washington è isolata. Gli unici attori che applaudono la decisione di strappare l’affare sono il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

Poiché l’Iran è un centro chiave del processo di integrazione dell’Eurasia in corso, il partenariato in materia di investimenti commerciali con Mosca e Pechino sarà ancora più forte, come già riportato dall’Asia Times.

Sul fronte militare, nulla impedirà alla Russia di fornire all’Iran sistemi missilistici S-400 o alla Cina i suoi “carrier-killer”.

Il JCPOA era un’impresa tecnica da capogiro. Parallelamente, non è un segreto che l’establishment statunitense non abbia mai superato la rivoluzione islamica del 1979. La road-map privilegiata per la zona rimane il prediletto cambio di regime.

Il vero obiettivo degli Stati Uniti – ben oltre i tecnicismi del JCPOA – resta sempre geopolitico. E questo significa fermare L’Iran mentre sta per diventare la potenza principale nel sud-ovest asiatico.

Ciò si applica con operazioni, come visto dal recente impulso del Comando Centrale degli Stati Uniti, “per neutralizzare, controbilanciare e modellare l’impatto destabilizzante che l’Iran ha in tutta la regione …” O, nella terminologia Trump, per ridurre le “attività maligne” dell’Iran.

Il comandante del CENTCOM, il generale Joseph Votel, è andato dritto al cuore della questione quando, a febbraio, ha detto alla Commissione americana dei servizi armati della Camera che “sia la Russia che la Cina stavano coltivando legami multidimensionali con l’Iran … Sollevare le sanzioni ONU sotto il piano d’azione comune apre [il] percorso per l’Iran a riprendere accordi per l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai. ”

In poche parole, questo tradirebbe l’intero progetto americano, che è quello di ostacolare il processo di integrazione dell’Eurasia, che vede la Russia e la Cina come concorrenti allineati con l’Iran lungo le New Silk Roads.

Prevedibilmente, siamo tornati al libro del defunto Dr. Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard.

“… Potenzialmente lo scenario più pericoloso sarebbe una coalizione ‘anti-egemonica’ unita non dall’ideologia ma da rimostranze complementari … una grande coalizione di Cina, Russia, forse l’Iran … che ricorda per dimensioni e portata della sfida posta dal blocco cino-sovietico , anche se questa volta, la Cina sarebbe probabilmente il leader e la Russia il seguace “, ha scritto. “L’inversione di questa contingenza … richiederà simultaneamente l’abilità geo strategica statunitense sui perimetri dell’Eurasia occidentale, orientale e meridionale.”

Quindi, Trump ha rimescolato la Grande Scacchiera. I persiani però, ne sanno qualcosa in merito di scacchi.

By Pepe Escobar

Tradotto ed Adattato da NuovaVoce.net

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